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LA STORIA DELLA BIBLIOTECA

Storia della biblioteca del Liceo classico “Quinto Orazio Flacco” di Potenza. La Rivoluzione Francese e il destino degli istituti bibliotecari

La Rivoluzione Francese e il destino degli istituti bibliotecari
La Rivoluzione Francese rappresenta un momento precipuo per la storia delle biblioteche in tutta Europa. Difatti molteplici furono gli atti legislativi per mezzo dei quali vennero soppressi molti conventi di svariati ordini religiosi: in questo modo furono messi in circolazione patrimoni librari notevoli, e per quantità e per qualità degli esemplari. Le collezioni private, rese, dopo le soppressioni, pubbliche, o vennero accolte in biblioteche preesistenti oppure costituirono nuclei di nuovi istituti bibliotecari. A latere dei provvedimenti che comportarono quanto è sopra riportato, ci fu anche un intervento da parte di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat, dunque del governo Francese, per merito del quale, i nuovi istituti scolastici s’accingevano a divenire eredi naturali delle biblioteche conventuali.
Il Real Collegio e il Convento dei Domenicani di Avigliano
Il Real Collegio, aperto nel 1809, ereditò un’ingente somma di volumi dai fondi librai dei conventi della Provincia di Basilicata. In primo luogo avrebbe dovuto accogliere il patrimonio dei Domenicani Aviglianesi; eppure quando si stabilì che la sede di Avigliano, ritenuta di gran lunga più idonea delle altre, avrebbe ospitato la prima scuola pubblica secondaria della Provincia di Basilicata, i libri di quel convento avevano già trovato una collocazione diversa, che tuttavia non si conosce di preciso. Dopo quattro anni dalla sua apertura, ovvero nel 1813, il Real Collegio difettava ancora di una biblioteca: lo stesso rettore, appena ricevuta la carica, ne denunciò l’effettiva assenza mediante una lettera indirizzata al Direttore generale della Pubblica Istruzione. L’ordine che soppresse il Convento dei Domenicani, il 9 Novembre 1808, predisponeva inoltre che i religiosi Aviglianesi dovessero traslocare nella sede conventuale, retta dal medesimo ordine, locata a Venosa. Questo comportò probabilmente una commistione, quantomeno parziale, tra i due fondi bibliotecari Domenicani, quello Aviglianese, trasferito a Venosa tra l’autunno del 1808 e l’estate del 1809, e quello locale. Dopo la chiusura del Convento Venosino, il fondo che già contava, differentemente dai patrimoni librari delle altre strutture monastiche, testi di diritto civile e canonico, fu ricondotto ad Avigliano: da quel momento iniziò a costituire il primo nucleo della Biblioteca Collegiale. 
Un misterioso possessore 
Molti sono i dubbi riguardo all’originario (o agli originari) possessore/i del fondo librario che ora è integrato nella Biblioteca del Liceo. La figura che prevale è quella di un “letterato” (definizione data da Giuseppe Gattini) Venosino, il cui nome compare con la firma di “Porfidus”, sul frontespizio dell’opera di Aristotele In primum librum posteriorum resolutorium edita nel 1562, e contrassegnato altrove con la sigla di possesso “P.P.P” a voler quasi definirsi “ Porfidus Philosophus Peripateticus”. Partendo da questi elementi, si è arrivati ad un certo Donato Porfido Bruno, ultimo erede della famiglia Venosina Porfido, e filosofo e giurista del Seicento, a cui si può ascrivere un’opera, edita a Napoli nel 1602, iscritta nel genere della favola pastorale. L’assidua partecipazione della famiglia Porfido alle vicende della chiesa locale (venosina) fin dalla fine del XV secolo spiegherebbe un eventuale lascito del fondo librario di Donato Porfido Bruno ad un convento venosino. Dall’analisi comunque condotta sui singoli esemplari si riesce ad affermare che nel fondo antico del Liceo Classico di Potenza siano confluite, tra le altre, due biblioteche private: una di un filosofo e l’altra (più ingente sicuramente) di un giurista, vissuti tra l’inizio del Cinquecento e il primo trentennio del secolo successivo.
Altri possessori
A codeste raccolte si unirono altri fondi caratterizzati da un numero inferiore di volumi. Degni di nota sono, ad esempio, quelli della libreria privata dell’arciprete potentino Achille Tudeschi. Maggiormente evidente è la presenza di esemplari provenienti dalle biblioteche dei conventi soppressi in età napoleonica o postunitaria. Prevalgono sui libri del XVI secolo annotazioni di possesso dei conventi cappuccini di Sant’Antonio La Macchia e di San Carlo, ambedue insediati a Potenza nel Cinquecento. Dopo alterne vicende entrambi vennero definitivamente soppressi nel 1809 e i volumi, che fino a quel momento avevano ospitati, dovettero essere accolti dalla Biblioteca del Real Collegio di Basilicata appena fondato ad Avigliano.

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